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17 gennaio 2019

Tariffe rifiuti: in corso verifiche su oltre 1.000 trentini

«Nell’ambito del controllo periodico dei dati utilizzati per il calcolo della tariffa rifiuti, abbiamo sottoposto a verifica i dati disponibili relativi all’immobile in oggetto»: questo il messaggio che più mille residenti nel comune di Trento si sono visti recapitare da Dolomiti Ambiente alla fine del 2018. Ancora più sinistro l’oggetto della comunicazione: “Avviso di accertamento per infedele dichiarazione di occupazione dei locali”. Ma cosa può essere successo? Possibile che così tante persone abbiano cercato di fare la cresta sulla tariffa dei rifiuti?


Nei mesi scorsi Dolomiti Ambiente, la società che su incarico del Comune di Trento si occupa dello smaltimento dei rifiuti, ha avviato una serie di accertamenti per verificare la corrispondenza dei dati dichiarati dagli utenti con quelli disponibili nel database del Catasto. Il fattore che incide maggiormente sulla tariffa da pagare è infatti la dimensione dell’alloggio: più sono i metri quadrati del nostro appartamento, più alta sarà la somma da pagare in bolletta.


Come ben sa chi ha attivato un’utenza per i rifiuti, queste informazioni sono affidate a un’autodichiarazione, è cioè il cittadino a dover sapere quanto è grande il proprio appartamento e a comunicarlo a Dolomiti Ambiente. Di solito lo si fa quando si stipula il contratto. È però facile incorrere in errori, ad esempio quando avvengono variazioni nella metratura a seguito di ampiamenti o altro.


Periodicamente la società che gestisce il servizio dei rifiuti incrocia quindi i dati in suo possesso con quelli registrati al Catasto. Nel corso dell’ultima verifica sono emerse discrepanze su oltre mille utenze, cittadini che avrebbero dichiarato meno metri quadri rispetto a quelli reali, un numero significativo se rapportato agli abitanti del comune di Trento (circa 120.000).


Gli accertamenti riguardano il periodo dal 2013 al 2017 compreso, un periodo quindi di cinque anni. È importante dire che Dolomiti Ambiente parte dal presupposto che l’errore sia stato commesso in buona fede. Per questo le lettere inviate non addebitano sanzioni né interessi, ma soltanto la differenza fra quanto pagato e quanto dovuto. Non si tratta comunque sempre di cifre irrisorie, visto che le richieste vanno da alcune decine a svariate centinaia di euro.


Chi avesse ricevuto la lettera ha ora 30 giorni per contestare l’addebito. Per farlo deve prendere un appuntamento con l’ufficio accertamento tariffa rifiuti di Dolomiti Ambiente, contattando il numero verde 800 083 900, scrivendo una mail all’indirizzo [email protected] o mandando una lettera raccomandata a Dolomiti Ambiente srl, via Fersina 23, 38123 Trento. Trascorsi 30 giorni senza che l’utente si sia fatto sentire, la somma verrà invece addebitata direttamente nella bolletta successiva.